Titolo arbitrario per la prima raccolta coi racconti segnalati al concorso Mare di Carta 2010. E “mare” è una parola che ben si adatta alla qualità, e quantità, dell’antologia. Un mare pieno, ricco, vasto, abissale, come è il complesso dei testi proposto. Mare anche per la varietà, di stili e di generi, che spaziano da scritture scolastiche a prose personalissime e spesso molto valide sul piano artistico, da narrativa realistica a quella di fantascienza, dalla memoria di vita vissuta (o apparente tale) a fiabe o favole “eticamente scorrette”. C’è di tutto e c’è di più.
Ma proprio per questo c’è purtroppo anche varietà di qualità, così troviamo il racconto ottimo e quello che, nel paragone, appare pallido e insufficiente. Non vale la pena chiedersi con quale criterio la giuria ha scelto queste opere, di cui non troviamo note o valutazioni introduttive, né tantomeno una sia pure concisa prefazione al libro; quello che salta all’occhio è che il confronto fra i vari testi è implacabile. Un eccellente (per stile) Un matrimonio infinito (di Antonio Pacilio) frantuma un contenitore vuoto come Pronto soccorso (di Alessandro Monticelli); un gradevolissimo Breve illusione (di Franco Bodini) eclissa una storia senza capo né coda come Il prigioniero (di Ruggiero Giglio) che comunque è scritto bene (anche se una prosa singhiozzante, fatta cioè di frasi corte e cortissime, pure di una sola parola, alla lunga rischia di stancare qualsiasi lettore); una storia toccante, misurata e controllata come Le lucciole sono tornate (di Chiara Valentina Segré) non può che dominare una storia retorica come Dove eravamo rimasti? (di Virginia Murru), e così via. Ma dopo tutto, come il mare, è giusto che ci sia anche qui la bellezza e la bruttezza, la perfezione e l’imperfezione, lo scialbore e il caratteristico.
Nei racconti riusciti colpisce la bravura pratica e inconfondibile dell’autore che sa di dover andare dal punto A al punto D passando per B e C senza sbavature o dettagli inutili; insomma quella capacità dei grandi scrittori di condurre per mano il lettore su un sentiero ben definito e chiaro; quella padronanza della storia e della parola che non si concede distrazioni o superfluità. Da questo punto di vista racconti come quello da cui la raccolta prende il titolo (di Luigi Rovito), I bambini continuano a giocare (di Fabio Pungitore), il fantascientifico Merce rara (di Silvio Donà), Il barbiere (di Marco Salvario), Costruire, andare avanti (di Alessandra Carlini) più quelli buoni già citati e una manciata d’altri, appagano per la loro perfezione tecnica e artistica e se questi sono i frutti acerbi di ancora giovani pennofili, non si può far altro che pregustare un futuro fatto di opere ancora migliori di questi nuovi autori che il concorso ha contribuito a lanciare.
Proprio per quanto di buono offre la raccolta, non posso che consigliare la lettura.
Purtroppo, per quanto riguarda la revisione e stampa, possiamo trovare qualche piccolo, non troppo fastidioso, ma visibile neo.
Alcuni racconti sono senza macchia. Altri invece sono afflitti da errori grafici e di formattazione.
Nel già citato Dove eravamo rimasti? il discorso diretto diventa a tratti elenco puntato per volere della formattazione automatica di Word; cosa che certo non confonde le idee, ma è lo stesso fastidioso.
Non manca qualche “svista” narrativa, come quando nel cosmicomico La scoperta della parola Federico Grasso fa dire a un primitivo che “gli era stato raccontato una cosa”, fatto inspiegabilissimo visto che fino ad allora l’autore aveva narrato di cavernicoli che ancora non fanno uso cosciente delle parole e che, quindi, non possono dirsi proprio niente, neanche a gesti (che difatti vengono sempre fraintesi). Insomma, un libro da leggere, piacevole e coinvolgente, tralasciando quei piccoli errori che, parlando di un editore nuovo, che cerca di crescere, non si dovrebbero ma in questo caso vogliamo perdonare. Gli serva da incoraggiamento.
Editore: Sensoinverso
Pagine 240
17,00 euro
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(4,86 su 5 )
(Voti: 4, Media: 4,00 su 5)
ho letto la raccolta e devo dire che – essendo numerosissimi i racconti – il livello è – giocoforza- diseguale. Ma devo dire che ho apprezzato
in particolsr modi il racconto “Breve illusione” di Bodini Franco. Nostalgico, divertente è spiazzante. Da antologia! E, infatti, è finito in un ‘ antologia!!
Sono d’accordo con Ezio
Ho apprezzato diversi racconti, per originalità e resa stilistica, ma devo dire che l’idea spiazzante di”breve illusione” che parte in modo piano e retorico per arrivare, in un crescendo, ad un finale con d agnizione, proprio mi ha intrigata.
Merce Rara è ben scritto e ha alla base davvero una bella idea.
A me è quello che è piaciuto di più.